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Roma 19 Ottobre 2006

 

La Rdbcub presenta emendamento alla finanziaria per una stabilizzazione immediata

Art . 57 comma 3  $ attualmente in Commissione)

3. Le modalità di assunzione di cui al comma 2 trovano applicazione anche nei confronti del personale di cui allart.1, commi da 237 a 242 della legge 23 dicembre 2005, n°266,’, in possesso dei requisiti previsti dal citato comma 2, fermo restando il relativo onere a carico del fondo previsto dall’art. 1, comma 251, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, fatto salvo per il restante personale il disposto dell’articolo 1, comma 249, della stessa legge.

emendamento presentato Rdbcub:

“Il rapporto di lavoro del personale di cui all’art.1, commi da 237 a 242 della legge 23 dicembre 2005, n°266, è convertito in  tempo indeterminato a decorrere dal 1° gennaio 2007, fermo restando il relativo onere a carico del fondo previsto  dall’art.1, comma 251, della legge 23 dicembre 2005, n°266, fatto salvo per il restante personale il disposto dell’art.1, comma 249, della stessa legge”.

 

Con tale modifica si  intende stabilizzare  gli ex Lsu del Ministero di Grazia e Giustizia, dell’Agenzia del Territorio, di Inps Inail ed Inpdap e di altre amministrazioni pubbliche  evitando la procedura concorsuale. I numerosi  anni di lavoro  svolto nella Pubblica Amministrazione e la conseguente professionalità acquisita  costituiscono nei fatti l’accertamento dei requisiti necessari per l’accesso. Gli oneri della trasformazione restano a carico del fondo stanziato dalla precedente Legge Finanziaria o nell’ambito dell’autonomia di bilancio degli enti previdenziali.

 

Decentramento. Emendamenti RdB alla Finanziaria

leggi

le proposte di modifiche al testo attuale di disegno di Legge Finanziaria riguardanti il passaggio delle funzioni catastali agli Enti Locali. Proposte che consegneremo al Ministero venerdì 20 ottobre, in occasione dello sciopero nazionale di pubblico impiego.

 
 

Cosa succede se il Catasto passa ai Comuni?

1. I Comuni dovranno dotarsi di strumenti, locali e persone capaci di gestire il Catasto. Quindi tempi lunghi, servizi da riorganizzare, personale da qualificare. I costi ed i disagi, ovviamente, saranno sulle spalle dei cittadini.

2. Le rendite e/o i valori delle case saranno stabilite dai Comuni che si dovranno “divincolare” dalle sicure pressioni di categorie interessate. Non ci sarà più un’unità territoriale, quindi nessuna equità fiscale e non sarà più possibile sapere dove e chi sta pagando più o meno tasse. Questo avrà una forte ricaduta sulle compravendite, l’ICI, l’IRPEF e tutte le tasse e imposte che gravano sulla casa.

3. I cittadini potranno recarsi in Comune a richiedere le visure e i certificati catastali. Questo servizio è già disponibile da diversi anni e tutti i comuni che lo hanno richiesto lo stanno già utilizzando (sono circa 360 su 8000) quindi non serve il decentramento per questo, anzi l’Agenzia del Territorio che ora gestisce il Catasto permette le visure da casa ai cittadini utilizzando il sito internet delle Poste italiane.

4. Dicono che sarà possibile una maggiore lotta all’evasione fiscale da parte dei Comuni. Falso! Per fare questo basta utilizzare correttamente la banca dati catastale integrandola con quella comunale. Non si può impunemente dichiarare che smembrando il Catasto in migliaia di pezzi (8.000 sono i comuni che dovrebbero gestirlo) si migliorerà la lotta all’evasione. Nel 1886 esistevano in Italia 24 catasti e si è correttamente pensato di unirli per creare maggiore omogeneità fiscale. La storia non insegna nulla o forse neanche si conosce.

Quali sono i motivi del decentramento ?

  • Sicuramente per fare favorire alcune categorie che nella gestione comunale del catasto troverebbero “gioco facile” per attuare i propri interessi difficilmente realizzabili con un organismo di carattere nazionale com’è adesso l’Agenzia del Territorio.
  • Il Governo usa il Catasto come merce di scambio facendosi perdonare dagli Enti locali i cospicui tagli varati con la finanziaria 2007. In questo modo però la fregatura per i Comuni è doppia: i tagli con la finanziaria e i costi di gestione del Catasto.

La realtà è che si usa l’opinione pubblica che grazie ai mass media, la classe politica ed i sindacati di partito continua a vedere l’impiegato catastale come un lavativo corrotto. Questo pregiudizio è difficile da cambiare perché non si racconta il veloce e continuo progresso tecnologico e di formazione che ha realizzato il Catasto negli ultimi 5 anni. Si sono tolti 20 anni di arretrato, si sono raggiunti obiettivi di qualità e produttività elevati, l’aggiornamento della banca dati è diventato giornaliero, è possibile richiedere via internet la correzione degli errori, ogni processo catastale è stato informatizzato, portando il catasto nello studio dei notai e dei professionisti che possono lavorare senza uscire di casa e molto altro ancora che è impossibile sintetizzare in una pagina.

Quindi bisogna con forza dire NO al decentramento del Catasto e SI ad un efficace lotta all’evasione fiscale.

Nell’ ambito dello  Sciopero di 2 ore del Pubblico Impiego

Venerdì 20 Ottobre 2006

Manifestazione cittadina  dipendenti Agenzie Fiscali

Ministero delle Finanze Piazza Mastai  ore 11.30

 
   

 

Uno splendido sciopero

Tanti, eravamamo tantissimi da tutte le regioni d'Italia ognuno con il suo carico di precarietà sulle spalle

da diversi anni chi più o meno gravoso, al primo sciopero nazionale dei precari della PA organizzato dalle RdbCub .

In migliaia abbiamo assediato pacificamente al grido di Assumeteci la sede della Funzione Pubblica fino a

costringere il Ministro Nicolais a lasciare il Consiglio dei Ministri in corso e a ricevere una delegazione di precari . Presente all'incontro con il Ministro anche il rappresentante Ltd del Agenzia del Territorio. Notata invece

l'assenza di molti colleghi che per l'ennesima volta hanno perso l'occasione per rivendicare in modo forte

e chiaro la propria stabilizzazione immediata e gridare insieme ai colleghi presenti che il catasto non si tocca.

In un momento cosi delicato, noi pensiamo che non sia ancora il momento di lasciarsi andare a facili entusiasmi , l'approvazione della finanziaria è ancora molto lontana bisogna tenere alta la guardia perchè nessuno

ci regalera niente . Quindi aspettiamo e vigiliamo , Ora il Governo sa che c'è un grande movimento

precario che non è più disposto a farsi prendere in giro e proprio per questo lotteremo fino che

venga cancellata la precarietà nel mondo del lavorodi questo paese

scarica video dello sciopero

 

 

Nostante lo sciopero dei giornalisti lo sciopero ha ha avuto spazio su tutti i tg seppur in forma ridotta .

Qui di seguito pubblicchiamo l'articolo del manifesto di oggi che addirittura da spazio in prima pagina in modo molto visibile

all'interno riporta una lunga parte che riguardal'agenzia del territorio

La prima volta in piazza del «precariato di stato»
Sciopero e manifestazione nazionale a Roma degli «instabili» della pubblica amministrazione. 35.000 persone al corteo promosso dalle Cub-RdB
di Francesco Piccioni

Roma - Eccoli qui i precari in carne e ossa. Quelli che non corrispondono alle analisi sociologiche fatte in loro nome e che ti sbattono in faccia all'improvviso una condizione invivibile.
E' il primo sciopero nazionale dei precari della pubblica amministrazione. Ed è riuscito «al di là di ogni più rosea previsione», spiega ancora emozionato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub-RdB, il sindacato di base che l'ha organizzato. Per la manifestazione a Roma «ci aspettavamo un 15.000 persone, ma ne sono arrivate più del doppio». La Cub parla di 35.000 partecipanti al corteo. E il colpo d'occhio di chi è allenato ai cortei vede che la realtà non è distante da questa cifra.
Gli striscioni distribuiti alla partenza da un grande tir che manda musica «militante» («ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia lu bastoni e tira fori li denti...»), sono tutti contro il «lavoro nero» e «il precariato di stato». Alla fine il corteo si ferma sotto il ministero della funzione pubblica e tre delegazioni partono per parlare con il ministro Nicolais e due sottosegretari (uno alla giustizia e l'altro alla sanità).
E allora vediamoli questi precari, «invisibili» come persone, di cui tutti parlano come di una categoria economica astratta. Ce ne sono in tutti i mestieri che tengono in piedi l'apparato dello stato. Sono informatici, infermieri, impiegati, vigili del fuoco, operai della forestale e lsu. E altro ancora. Gente di tutte le età, dai venti ai sessant'anni, con livelli di istruzione differenti, lavoratori dotati di braccia e di conoscenza. Ma inestricabilmente uniti da una condizione unica. Nonostante abbiano anche forme contrattuali differenziatissime (a progetto, a somministrazione, cococo, a tempo determinato, ecc), si sentono e si muovono come una tribù unita. Tra loro anche diversi «fortunati» già assunti stabilmente, o che lo sono stati negli ultimi mesi. Portano solidarietà ai colleghi che da oggi non possono essere definiti «più deboli»: per quanto precari, e quindi più ricattabili, hanno trovato la forza di lottare.
Sono una parte essenziale della macchina statale, che da anni ha bloccato le assunzioni «per risanare il bilancio», ma che poi - per funzionare - ha inserito personale senza diritti. Seicentomila in tutto, stimano alla Cub. Comunque centinaia di migliaia, ammettono le cifre ufficiali, incomplete. Assumerli, peraltro, non aggraverebbe le finanze pubbliche: già ora vengono pagati dallo stato. Anzi: questo spende in alcuni casi anche più di quanto non farebbe assumendoli. Lo spiega una «somministrata» napoletana: «1.000 euro per lo stipendio, più altrettanti per la società che mi ha mandato nell'ente locale».
Una posizione particolare ce l'hanno i precari che lavorano per il fisco e il catasto. Se i loro uffici funzionano bene, lo stato incassa di più. Ma la finanziaria appena presentata rischia di complicare diverse cose. Il catasto, per esempio, dovrebbe passare ai Comuni. Ma in quelli più piccoli non ci sono le competenze per gestirli; e già ora ricorrono a società private. La polverizzazione localistica, poi, compromette l'omogeneità e l'oggettività dei criteri con cui vengono decisi (e dovranno essere rivisti) gli estimi immobiliari. Il ventilato «criterio di mercato» (parametrare le rendite catastali agli effettivi valori di mercato) potrebbe far impennare in modo esponenziale la tassazione Ici; con incalcolabili ripercussioni sociali.
Caotica la situazione del fisco, che rappresenta il cuore dello «stato moderno». Qui il Dipartimento alle politiche fiscali dovrebbe controllare e coordinare un meccanismo composto di società private (l'ex Sogei, la Sose, la Riscossioni spa, i Monopoli) e pubbliche, per un totale di 60.000 addetti. La finanziaria prevede una legge delega per promuovere una ristrutturazione dal profilo ancor aignoto. Ma in quale direzione? Verso un'ulteriore «privatizzazione» o in quella opposta? Viene alla mente - e lo citano - il servizio di riscossione in Sicilia ai tempi dei fratelli Salvo.

Anche l'amministrazione della giustizia solleva gravi interrogativi. Società private gestiscono funzioni delicatissime, come il casellario giudiziario e persino le banche dati di alcuni tribunali. Ufficialmente dovrebbero solo «supportare» tecnicamente gli operatori del ministero, appositamente «formati». In realtà si trovano a fare lo stesso lavoro, anche di inserimento e controllo dei dati. Pensi al fatto che dei «privati» - quasi sempre con contratti a progetto, oppure «liberi professionisti» a partita Iva - possono metter mano ai dati sensibili di ognuno di noi e... ti viene in mente il business di Tavaroli e lo spionaggio Telecom.
Guardi tutta questa gente e un po' ti tranquilizzi. E' bene che il problema della precarietà entri con forza - e numeri - nella dialettica altrimenti «astratta» tra paese e governo. E' insomma un bene che la prima manifestazione di piazza, di fatto «contro» questo governo, abbia un segno così chiaramente di sinistra. C'è ancora spazio e tempo per far mutare di segno le politiche sociali.

E poi sciopero generale